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Ad Abu Dhabi l’AIBA si gioca la carta vincente per Tokyo 2020.

Ad Abu Dhabi è riunita la commissione AIBA, presieduta da Gafur Rahimov (attuale presidente ad Interim fino alle votazioni di Ottobre) per trovare un programma che possa star bene al CIO. Entro la fine del mese il programma dovrà essere visionato dalla commissione superiore che deciderà le sorti del pugilato mondiale.

Da mesi il CIO aveva messo pressioni affinché venisse stilato un programma degno di nuovi finanziamenti, dopo che Wu Ching-Kuo aveva sperperato i fondi in viaggi extra-lusso ed investimenti del tutto inappropriati. L’attuale politica di trasparenza e della democrazia con finanziamenti rilasciati con il contagocce non ha ottenuto i frutti migliori, ma sicuramente ha mantenuto i programmi. Ma adesso è venuto il momento di passare ai fatti, perché in gioco c’è il sogno di tanti ragazzi.

Il summit è ancora in corso ma già trapelano alcune indiscrezioni. Sono definite le otto categorie di peso per le gare maschili. AIBA aveva già annunciato da tempo la riduzione definitiva da dieci a otto, per ampliare quelle femminili. La prima categoria a scomparire è anche la prima in ordine crescente di peso: i 49kg non esisteranno più. Quello che sorprende è la scelta di fondere due categorie importanti: i leggeri e super leggeri saranno fusi in una nuova categoria che fermerà l’ago della bilancia a 63Kg. A completare il programma ci saranno: 52 kg; 57; 69 kg; 75 kg; 81 kg; 91 kg e +91 kg (si notano alcuni spostamenti non fondamentali sul peso). Confremate anche le due nuove categorie che si aggiungeranno alle tre già conosciute nelle ultime due edizioni dei giochi olimpici estivi, per quanto riguarda le categorie di peso per le ragazze: 51 kg; 57 kg; 60 kg; 69 kg e 75 kg. Si aggiungono, quindi, piuma e welter.

Visto il fiondo del salvadaio, Rahimov aveva fatto intendere che non potevano continuare i finanziamenti per tornei ibridi. Nello specifico, visto anche l’andamento delle ultime edizioni, le World Series of Boxing non venivano più contemplate nei piani olimpici. La conseguenza più ovvia era quella che l’AIBA avrebbe fatto un passo indietro anche con l’apertura ai pugili professionisti. Una notizia che aveva gelato diverse federazioni, tra cui anche la nostra. Quello che si intuisce nel programma che sarà presentato nei prossimi giorni, pare voglia smentire queste voci.

A quanto pare AIBA chiederà a diverse federazioni di presentare un gruppo realmente interessato al torneo delle WSB, di conseguenza di portare pugili che possano essere in gradi di garantire lo spettacolo e che abbiano voglia di qualificarsi alle Olimpiadi. I fondi saranno ridotti e la regular season tornerà alla struttura primordiale. L’idea Iniziale di questo torneo torna di moda e paesi come Croazia, Marocco, la stessa Italia, come la Francia diventeranno gruppi misti con squadre di spessore. La nostra FPI, dunque, sarà chiamata ad una scelta importante. Discorso che non varrà per compagini come Russia, Cuba e Inghilterra o Ucraina che padroneggiano in tutte le categorie. Una buona iniziativa per mantenere un torneo che aveva inizialmente entusiasmato paesi interi, e che ha perso il suo appeal.

Dal meeting è stato anche lanciato un nuovo piano di controlli antidoping che sarà gestito dal WADA che collaborerà a stretto contatto con la ASOIF (attuale commissione di controllo gestita dal CIO). L’americana World Anti-Doping Agency è la più attendibile delle società di controllo anche nel mondo Professionistico: Saul Alvarez e Luis Ortiz sono l’esempio lampante del lavoro svolto da questa agenzia.

Il direttore Esecutivo Tom Virgets ha dichiarato nei giorni scorsi che è in atto, già dal gennaio di quest’anno, una vera e propria rinascita del pugilato mondiale. Chissà se la Commissione Olimpica Internazionale sarà d’accordo con Virgets, Rahimov e compagni.

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